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IL DECRETO SALVA ITALIA: ANCORA COLPITI I SOLITI NOTI (di Folegnani Stefano) PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Folegnani   
Martedì 17 Aprile 2012 11:21

Riflessioni e considerazioni sul recente Decreto Salva Italia a cura di Folegnani Stefano.

ANCORA COLPITI I SOLITI NOTI

In questa fase di gravissima crisi economica generale che ha portato la nostra Nazione quasi in bancarotta, c’era bisogno di un cambio di rotta importante che riportasse nelle casse dello Stato finanze immediate e strutturali per ridare slancio all’economia. Per fare ciò i maggiori partiti del panorama politico Nazionale, sottraendosi alle loro responsabilità, hanno pensato di istituire la nomina di un Governo tecnico guidato dal Prof. Mario Monti, figura di spiccato valore culturale e dal comportamento ineccepibile che gode di straordinaria stima internazionale; pregi personali che nessuno intende mettere in discussione, altra cosa riguarda però il metodo da lui applicato per uscire dalla crisi in atto.

Tutto ciò avviene in un contesto difficilissimo dove:

1) La richiesta agli ammortizzatori sociali è sempre più pressante

2) La chiusura delle aziende con conseguente perdita di posti di lavoro è all’ordine del giorno

3) La mancanza di lavoro per i giovani è a livelli storici

4) gli over 50 che sono giunti alla soglia della meritata pensione e che perdono il lavoro, non riescono a ricollocarsi nel mercato.

5) I continui aumenti dei costi dei servizi (per altro spesso precari) ed i tagli agli enti locali condizionano da un lato i budget mensili delle fasce di reddito più povere, dall’altro influenzano pesantemente la qualità dei più significativi come la sanità (circola negli ambienti istituzionali una bozza per il nuovo ospedale della Valle che prevede un ridimensionamento degli attuali posti di circa il 50%), la scuola pubblica (l’attuale Istituto Comprensivo di Castiglione ridimensionato già dal prossimi anno scolastico con una previsione futura non certo incoraggiante), i trasporti pubblici (dove pare esista una bozza della Regione Toscana che prevede tagli per 800.000 km di rete extraurbana con gravissime conseguenze sulle nostre realtà) ed altri.

A CHI E’ IMPUTABILE LA RESPONSABILITA’ DI TUTTO QUESTO DEGRADO?

La vera responsabilità è indubbiamente di un apparato politico che si è via via degradato e che oramai interpreta il suo ruolo non tanto come un servizio alla propria comunità, alla propria Nazione, ma come un’opportunità personale da cogliere al volo da mantenere ad ogni costo e caso mai da tramandare a figli, nipoti o amici.

Nonostante ciò dalla manovra del governo Monti i colpevoli sembrano essere altri, lavoratori dipendenti, pensionati di basso reddito, le piccole imprese comprese quelle dell’agricoltura.

COME FACCIO A SOSTENERE QUESTA IPOTESI?

Lo sostengo sulla base dell’analisi sulla stessa manovra approvata con l’indispensabile voto di P.D. – P.D.L. – U.D.C – F.I.L.che risulta a mio avviso tanto rigorosa quanto iniqua.

Perché iniqua, quando tutti i maggiori partiti che hanno sostenuto questa manovra (oltre ai mass media) hanno sostenuto che fosse basata finalmente sull’equità?

Sono profondamente convinto che questa manovra sia iniqua oltre che ingiusta, perché con le iniziative approvate con il decreto salva Italia si colpiscono tutti indiscriminatamente anche se ovviamente a risentire maggiormente il peso sono inevitabilmente le fasce di reddito e le famiglie più povere e le piccole imprese, in una fase di crisi in cui piuttosto avevano bisogno di maggior sostegno da parte dello Stato nel tentativo di rilanciare i consumi e quindi l’economia.

PROVIAMO AD ANALIZZARE LA MANOVRA IMMEDESIMANDOCI NEI PANNI DI UN LAVORATORE DIPENDENTE MONOREDDITO CON STIPENDIO DA 1.000/1.300 EURO MENSILI CHE DEBBA MANTENERE UNA FAMIGLIA CON MOGLIE E FIGLI A CARICO, OPPURE DI UNA PICCOLA AZIENDA AGRICOLA O DI ARTIGIANATO O ANCORA UN PENSIONATO NELLA FASCIA DA 460 A 1.200 EURO (CHE RISULTA ESSERE UNA PENSIONE DA OPERAIO DIPENDENTE CHE HA PAGATO PER L’INTERA VITA LAVORATIVA ALMENO 40 ANNI DI CONTRIBUTI) PER VALUTARE GLI EFFETTI DEL DECRETO SALVA ITALIA

  1. Reintroduzione dell’i.c.i. (i.m.u.) con gli indici catastali rivalutati del 60% che colpirà sia tutti i possessori di una prima abitazione sudata una vita che molti operatori agricoli che hanno scommesso sul turismo

  2. Molto probabile ulteriore aumento dell’iva che colpirà tutti coloro che devono fare spesa e acquisti di primaria necessità.

  3. L’aumento vertiginoso del costo della benzina che colpisce sia quei cittadini che devono riempire i serbatoi del proprio mezzo di trasporto, come tutte quelle aziende già in grave crisi e che già ricorrevano precedentemente alla richiesta di ore di cassa integrazione o peggio ancora di riduzione di personale.

  4. Liberalizzazioni alcune delle quali assolutamente doverose sul quale si sta già facendo passi indietro vertiginosi sotto la spinta delle potenti lobby, altre che rischiano di mandare in fumo il responso dei quesiti referendari del 12 e 13 giugno contro le privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali facendo probabilmente lievitare ancora i costi per i contribuenti.

  5. Innalzamento dell’età pensionabile che salirà gradualmente fino ai 67 anni di età senza tener conto che questo meccanismo amplificherà ulteriormente la crescente disoccupazione giovanile e senza apportare nessuna diversificazione della tipologia di lavoro o della mansione svolta durante la propria attività lavorativa; un conto è andare in pensione avendo svolto un lavoro da funzionario pubblico, un conto è dovere andare in pensione a 67 anni lavorando in ogni condizione atmosferica all’aperto a cui deve sottoporsi un lavoratore edile, oppure ad una catena di montaggio a ciclo continuo con turnazione notturna, fino all’attività di autotrasportatore o conducente di automezzi speciali dove occorre la massima attenzione e la massima capacità di reazione agli imprevisti. A questo aggiungerei l’ingiustizia apportata dal nuovo modello contributivo (già precedentemente adottato per i neo assunti dopo il 1995 dalla riforma Dini) che in prima istanza potrebbe sembrare adeguato e democratico ma se lo si analizza da un punto di vista della redistribuzione secondaria sancita dal precedente sistema retributivo, ne possiamo valutare gli enormi svantaggi per le fasce più povere, quelle che non superano i 43.000 euro lordi. Oltre quella soglia il sistema retributivo prevedeva infatti la decrescita progressiva del calcolo della percentuale di pensione maturata, permettendo ai redditi alti o molto alti di garantire una buon margine economico da poter redistribuire per il redditi più bassi (quelli sotto i 43.000 euro) sancendo una reale ed equa redistribuzione della ricchezza che con il nuovo metodo contributivo scompare a tutto vantaggio dei redditi alti o molto alti. Risultato tutti noi ma maggiormente i giovani percepiranno una bassissima percentuale di pensione maturata rispetto alla sue ultime buste paga probabilmente anche inferiori al 50%

  6. Rendere il lavoro sempre più flessibile, precario e privo di ogni tutela attaccando per esempio l’articolo 18 che sancisce l’obbligo di reintegro del lavoratore licenziato per una causa ritenuta da un giudice ingiusta (perché per le cause ritenute giuste già è previsto il licenziamento ) che anzi si dovrebbe considerare in un paese che si definisce democratico come il nostro, estendibile anche alle aziende sotto i 15 dipendenti attualmente esenti da tale articolo.

QUANTO COSTERA’ IN TERMINI ECONOMICI QUESTA MANOVRA SUI BILANCI FAMILIARI SOPRA CITATI NEL PROSSIMO ANNO?

Io credo sicuramente nelle previsioni che attestano i maggiori esborsi in diverse migliaia di euro (da 2.000 – a 4.000 euro l’anno) che impoveriranno ulteriormente le famiglie più deboli, quelle che già faticavano ad arrivare alla fine del mese o che erano costrette a fare molte o moltissime rinunce.

QUESTO IMPOVERIMENTO A COSA PORTERA’?

Il prolungarsi della crisi e grave recessione (per altro già accertata dall’ISTAT), aggraverà i sacrifici ne farà di ulteriori, i consumi diminuiranno drasticamente e di conseguenza diminuiranno i posti di lavoro sia per i giovani che per i meno giovani con conseguente drastica perdita di diritti fondamentali per coloro che godranno di questo privilegio. In compenso aumenteranno i poveri ed i disoccupati siano essi più o meno giovani

E QUANDO CI SARANNO FAMIGLIE O PERSONE CHE NON RIUSCIRANNO PIU’ A FARE LA SPESA NECESSARIA PER LA LORO SUSSISTENZA?

Non è dato sapere perché i nuovi poveri non sono considerati nel decreto salva Italia. Una cosa è certa, questa equità tanto sbandierata non rappresenta la realtà delle cose. E’ invece necessario mettere in atto l’abolizione dei reali privilegi di alcuni per una reale redistribuzione della ricchezza Nazionale.

MA ALLORA, CHE ITALIA SI VUOLE SALVARE?

Di sicuro si vuol salvare l’Italia della grande finanza quasi per niente colpita dalla manovra, delle banche addirittura avvantaggiate e le grandi industrie che nell’ottica di mantenere attivi ed intatti i loro bilanci quotati in borsa, impongono le proprie condizioni ai vari Governi con iniziative puntualmente riproposte dalla Confindustria come da loschi individui della politica nel tentativo di eliminare quelli che vengono definiti…..

PRIVILEGI DI CUI IL PAESE DEVE FARE NECESSARIAMENTE A MENO”,

ovvero alcuni diritti del lavoratore o la maturazione dell’eta’ pensionabile almeno

dopo 42 anni di contribuzione

Allora si potrebbe immaginare che si voglia far passare l’idea per cui chi usufruisce attualmente di un contratto a tempo indeterminato o chi e’ prossimo alla pensione dopo una vita di contributi regolarmente versati, appartenga ad una categoria di privilegiati ai quali vengono imputate le responsabilita’ della bancarotta di questo paese o dell’aumento increscioso della disoccupazione giovanile.

NON E’ COSI’ !!!!

LA REALTA’ E’ CHE I VERI RESPONSABILI ED I VERI PRIVILEGIATI SONO IN PRIMO LUOGO I POLITICI E GLI AMICI A LORO CONNESSI CHE DALL’INTERNO DEI PROPRI APPARATI CERCANO DI MANTENERE INALTERATI I LORO POSTI DI PRIVILEGIO E LE PROPRIE LOBBY DI POTERE SPARSE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE.

E lo fanno venendo meno al loro sacrosanto SENSO DEL DOVERE che dovrebbe spingerli a mettere in azione tutte quelle iniziative economiche e politiche (anche fossero impopolari ai poteri forti) per migliorare la situazione del paese andando verso una ridistribuzione della ricchezza nazionale, per avviare forme di sviluppo sostenibili con l’ambiente, innovative ed in controtendenza con la politica consumistica che ha prevalso in tutto il mondo ma che sta definitivamente fallendo sotto i suoi stessi colpi.

Quel senso del dovere a cui prima facevo riferimento, molti dei nostri politici lo stanno sostituendo di fatto appoggiando questo governo tecnico serio e rigoroso, come anticipato precedentemente, ma che non e’ altro che uno specchietto per le allodole.

Si vuol far credere che sia completamente estraneo alla politica giustificando ogni sua azione, ben sapendo che la realta’ e’ invece quella che vede il governo monti fortemente influenzato e condizionato dai partiti politici che rimanendo nell’ombra tentano di riappropriarsi di una propria credibilita’ per ripresentarsi tali e quali alla prossima tornata elettorale, facendo pagare il peso del suo fallimento sulle spalle di un ceto medio basso così duramente colpito perche’ indifeso da tutti.

COSA SI DOVEVA E COSA SI POTEVA FARE ALLORA PER FAR FRONTE A QUESTA SITUAZIONE?

  1. Tassare i grandi patrimoni e le grandi ricchezze con una tassa patrimoniale (chi ha di più paga di più)

  2. Tassare le rendite finanziarie spesso preda degli speculatori

  3. Pagamento dell’I.M.U. anche sugli immobili della chiesa che producono lucro, come alberghi extralusso, appartamenti in affitto, negozi di souvenir ed oggettistica varia

  4. Tagli sostanziali alle spese militari che prevedono tra le altre cose per i prossimi dieci anni un impegno già sottoscritto per l’acquisto di nuovi cacciabombardieri per l’ammontare di circa 18 miliardi di euro ridotto solo di pochi milioni

  5. Tagli sostanziali ed immediati ai costi della politica passando per drastico ridimensionamento e del numero di eletti e dei compensi di coloro che siedono in Parlamento, nei Consigli Regionali, nei Consigli Comunali (soprattutto quelli medio grandi in quanto in quelli minori esiste già una sorta di volontariato), fino all’abolizione di enti inutili dove si rifugiano spesso i nominati dalla politica.

  6. Abolizione delle Regioni a statuto speciale

  7. Accorpamento dei Comuni sotto i 3.000 abitanti

  8. Riformare le pensioni garantendo il riconoscimento reale di categorie ritenute realmente come usuranti e un tetto massimo di 4.000 euro di pensione massima per tutti

  9. Aumentare la tassazione sui fondi derivanti dallo scudo fiscale

  10. Aumentare la tassazione sui beni di lusso

  11. Aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, o diminuendo l’attuale sistema di tassazione, o imponendo rinnovi contrattuali fermi da anni che prevedano cospicui aumenti salariali

  12. Inserire clausole di responsabilità personale ai manager sui fallimenti o dissesti finanziari di società pubbliche, onde recuperare almeno gli assegni milionari di buona uscita ed un tetto massimo di compenso

  13. Fare una concreta lotta all’evasione fiscale permettendo il recupero di una parte dell’iva a tutti i cittadini (che per altro si riapproprierebbero giustamente di una quota di denaro che già si sono visti tassare con la busta paga prima ancora di poterli reinvestire nell’acquisto di merci) l’altra quota andrebbe divisa tra iniziative dirette di sviluppo delle aziende e le necessità dello Stato.

  14. Eliminare definitivamente il finanziamento pubblico a partiti sancito anche da un recente referendum e palesemente raggirato da tutti i partiti con i cosiddetti rimborsi elettorali

  15. Mettere in atto tutte le forme di pressione politica (ed il sottoscritto le attiverà prepotentemente) per spingere le Amministrazioni che rappresentiamo ad applicare sgravi fiscali ed aiuti immediati almeno per le categorie di cittadini più deboli

  16. Rilancio del mondo del lavoro con politiche di sviluppo nel settore del riassetto del territorio (verso il quale si potrebbero riconvertire molte imprese edili) e di impianti tecnologici per le energie alternative

Fatto cio’ se ce ne fosse stato ancora bisogno il governo monti avrebbe potuto decidere anche ulteriori interventi seguendo la linea del decreto salva Italia, ma i suoi effetti diretti sulle persone e sulle famiglie meno abbienti sarebbero stati meno devastanti per loro e per l’intera economia.

Di fronte a queste ingiustizie come e’ possibile che noi cittadini rimaniamo così impassibili, scoraggiati quasi impauriti?

Bisogna invece democraticamente far sentire alta la nostra voce in difesa dei piu’ deboli, perche’ se non sapremo diffondere in maniera capillare la nostra opposizione, saremo noi stessi responsabili della macelleria sociale messa in atto da un governo che non e’ nemmeno legittimato da noi cittadini.

Questa vi garantisco e’ la sensazione che prevale nella societa’ civile ma stenta a farsi sentire.

Questa deve essere la nostra battaglia, la nostra rivoluzione pacifica perche’ e’ giunto il momento di fare la propria scelta, stare con i piu’ deboli o arroccarsi nei piacevoli meandri del potere e del privilegio.

L’equita’ non dovrebbe essere intesa come l’applicazione su larga scala (cioe’ colpire tutti in maniera indiscriminata, tanto i ricchi quanto i poveri); affinchè una manovra si possa definire equa è necessario che si mettano in atto tutte le misure necessarie per arginare la crisi attuale, salvaguardando e garantendo il sacrosanto diritto ad una vita dignitosa anche e soprattutto alle fasce piu’ deboli.

Quella attuale e’ invece una manovra che toglie dignita’ a molti, perche’ li impoverisce ulteriormente sia nei diritti che nel portafoglio, con la piena consapevolezza di molti nostri politici.

Badate bene con tutto cio’ sono sempre e naturalmente convinto che debba essere ancora la politica a governare un paese democratico come il nostro e non l’anarchia, ma tutti quanti dovremmo pretendere, quando tra pochi mesi coloro che attualmente ci governano torneranno a bussare alla nostra porta in cerca di voti, che i volti noti di una politica vecchia e fallimentare si facciano definitivamente da parte, siano essi di destra che di sinistra, in favore di figure nuove, trasparenti e realmente alternative a quelle attuali, perche’ solo così potremo pensare di provare a cambiare l’Italia, rinnovando completamente la nostra classe dirigente!!!!

PRETENDIAMOLO!!!!!

STEFANO FOLEGNANI

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Aprile 2012 19:09