| “L’AQUILA TORNERA’ A VOLARE” |
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| Scritto da Marco Demetri |
| Martedì 29 Dicembre 2009 00:00 |
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Il racconto del nostro collaboratore Marco che ha trascorso una settimana come volontario in un campo di accoglienza per i terremotati dell'Aquila.
-Magazziniere, magazziniere da segreteria…passo.
-Avanti per magazziniere…passo. Chi frequenta gli ambienti del volontariato indubbiamente sa bene che questo è il modo in cui avviene lo scambio di informazioni e le comunicazioni via radio. Vi chiederete il motivo per cui queste due frasi, a prima vista prive di senso, possano suscitare in me una certa emozione e, a tal fine, vorrei farvelo comprendere provando a descrivere il contesto in cui è avvenuto il loro “impiego”. Non è nemmeno buttato lì per caso il contenuto di queste due stringhe, infatti esse dal mese di agosto mi martellano continuamente in testa e credo che per un bel pezzo ancora avverrà, dato il carico adrenalinico ed emozionale che trascinano ogniqualvolta riaffiorano nella mia mente. Dunque, la scorsa estate, dopo varie richieste, ho avuto il privilegio (io lo considero tale anche se chiunque avrebbe potuto averlo), di andare come volontario in un campo di sfollati all’Aquila gestito dall’A.N.P.AS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e precisamente al campo di “Acquasanta” allestito nello stadio da Rugby della città dopo la strage legata al terremoto del 6 Aprile scorso. Data questa opportunità e grazie al ruolo certamente faticoso di magazziniere della cucina a cui ho voluto adempiere, ho potuto soltanto immaginare le enormi difficoltà legate all’allestimento dei campi di prima emergenza e toccare con mano solo quelle minori, ma non meno importanti, relative alla gestione del complesso sistema che ne regola il buon funzionamento. Tutti i campi sono gestiti dalle innumerevoli associazioni di volontariato presenti sul territorio e di cui noi Italiani possiamo vantarci. Vorrei descrivere sommariamente il complesso funzionamento di tale sistema che mai nessun carnefice giornalista farebbe in TV perché, ovviamente, l’Audience ne risulterebbe intaccato.L’importante per quei “professionisti” è fermarsi alla crosta e descrivere soltanto quel che non funziona; in tutto. Loro, giustamente, hanno sempre riportato le indubbie difficoltà delle persone terremotate costrette a vivere nei campi, ma non sono mai penetrati un po’ più in profondità; ad esempio avete mai saputo il numero dei volontari che si è succeduto in tutti questi mesi? Avete mai visto un serio reportage sul principio di funzionamento della macchina “Protezione Civile”? Io no…o meglio, avevo un quadro piuttosto distorto di quella realtà, frutto proprio di tali storpiature mediatiche. Tanto dico io: a chi volete che interessino le difficoltà di gestione di un campo di prima emergenza e il suo meccanismo di funzionamento?...Meglio tenere su il morale della gente con i “Grandi Fratelli d’Italia”…anzi no… con le “Sorelle d’Italia”: a quanto pare uniche fucine del dialogo e del dibattito in TV. Quindi spero anche io di non abbassare l’”Audience” del “Castiglione News” con questo articolo un po’ descrittivo… Qualche tempo fa partecipai ad alcune esercitazioni a cui il C.A.V. ogni tanto prende parte ed in cui ebbi l’opportunità di poter collaborare nell’allestimento di un campo di prima emergenza (montaggio di tende, predisposizione della cucina, innalzamento delle torri-faro), però all’epoca non mi resi conto di un fatto: mancavano i veri protagonisti della scena, quello che definirei “l’utile”. Chi sono i protagonisti? Ovviamente le persone e i loro drammi per le quali tutto questo veniva predisposto...Beh come si può immaginare all’Aquila era tutto diverso: nell’esercitazione il futile era in primo piano e l’utile inesistente…in Abruzzo c’era soprattutto l’utile a cui dedicarsi pienamente. Quindi si può intuire la spaccatura esistente tra la realtà e la finzione. Non che questa finzione sia inutile… per carità! Diciamo che la realtà è diversa: innanzitutto quando sono arrivato ho cominciato a sentir parlare di roba tipo DICOMAC, COM (per me era solo un tipo di porta nel computer), PMA, capocampo di qua, magazziniere di là, carraia (-ah si?-Pensai. E pensare che credevo esistesse solo a Castiglione), guardiola, segreteria, grelle, logistica (tutte parole ed acronimi a me sconosciuti…ma che non dimenticherò facilmente). Insomma, dopo lo smarrimento iniziale accentuato anche dalla scossa di terremoto domenicale che puntualmente scandiva il cambio del contingente settimanale, non avrei mai immaginato che mi stava aspettando una settimana gradevolmente impegnativa su più fronti…anzi al suo termine, causa le quattro ore di sonno per notte, vi dico che avevo quasi dimenticato anche il mio nome …fatto sta che al nostro arrivo abbiamo offerto la disponibilità per la cucina (500 persone a pasto…). Il capocuoco ed amico Fabrizio mi nominò, causa forse la mia non esile mole, “magazziniere”: diciamo colui che deve procurare ed ordinare le derrate alimentari precedentemente stoccate nei containers…quant’era bello fare la lista per la spesa da inviare al DICOMAC per 1000 pasti al giorno!…Infatti non lo auguro a nessuno…anche perché poi quella roba andava scaricata e stoccata nei containers!! Ho parlato del COM…di che si tratta? I COM (Centro Operativo Misto) sono degli uffici intercomunali o comunali (a seconda dell’entità e della gravità dell’emergenza) istituiti straordinariamente sul territorio e che gestiscono l’emergenza attenendosi alle quattordici disposizioni emanate dal ministero. I DICOMAC (Direzione di Comando e Controllo), invece, sono una sorta di magazzini sparsi qua e là per il territorio a cui, in teoria, bisognava fare richiesta ogniqualvolta si aveva necessità di qualcosa all’interno del campo: dalle derrate alimentari alla spazzola per il WC. Dico in teoria perché poi lì c’erano molte difficoltà legate al fatto che spesso i DICOMAC erano un po’ “ingolfati” data la notevole richiesta di materiale proveniente da tutti i campi presenti sul territorio. La richiesta che veniva fatta da me al DICOMAC passava, ovviamente, dalla SEGRETERIA allestita anch’essa in una tenda ed indispensabile per qualsiasi esigenza di gestione di tutto il meccanismo. Elementi indispensabili per l’ordine e la gestione di un campo è la nomina settimanale del Capocampo, del Capocuoco, dell’Elettricista, dell’Idraulico dei Magazzinieri, degli addetti alla logistica (manutenzione delle tende, pulizia ed igienizzazione dei WC). Il Capocampo ha sempre un suo vice che ne adempie le facoltà a pieno titolo qualora ne sia impossibilitato (sua assenza momentanea ad esempio). Il PMA (Punto Medico Avanzato) è indispensabile sempre. Come dice l’acronimo si tratta del servizio sanitario presente ed è dotato di ambulatorio medico di primo soccorso che necessita della presenza costante di una o più ambulanze da utilizzare per ogni evenienza. Posso assicurare, da assiduo frequentatore, che nel campo di Acquasanta il PMA offriva un servizio impeccabile infatti le “coltelle” della cucina tagliavano bene non solo la verdura e, per questo, accertata la nostra copertura assicurativa, ne abbiamo approfittato più volte… Gli addetti alla “carraia” sono invece i volontari nominati per effettuare la guardiola all’ingresso del campo durante le ore notturne. Oltre al PMA, si trovava un asilo per i bimbi, l’ufficio postale, la chiesa, insomma tutto quello che può essere indispensabile alle persone nella loro quotidianità, seppure in una situazione di emergenza. Quindi, a ben vedere, il meccanismo è ben più complesso di come può sembrare da uno sterile servizio del TG. Posso assicurare senz’ombra di dubbio che le difficoltà che i volontari incontrano sono niente se paragonate al dramma che gli Abruzzesi stanno ancora vivendo, i quali, nonostante tutto, non hanno mai smesso di ringraziarci e, con quel fare tipico che li caratterizza (non ci credevo ma è così davvero), sembrava che in qualche modo volessero scusarsi del disturbo arrecato quando dovevano chiedere qualcosa. In queste situazioni tutti gli stati d’animo vengono amplificati a tal punto che la stanchezza viene davvero in secondo piano infatti lì, forse per la prima volta nella mia vita, mi sono sentito davvero utile per una causa veramente giusta e molto più grande di me. Inoltre in quella terra e in quella gente per fortuna ho ritrovato un po’ della mia terra, solo facendo questo confronto sono arrivato alla conclusione che forse i valori che accomunano la gente di montagna sono i più veri ed i più genuini. Credo vivamente che, in una sorta di gara con le istituzioni e le lungaggini burocratiche, saranno proprio la tenacia e i valori degli Abruzzesi a stravincere e a farla tornare a volare, quest’Aquila. Marco Demetri
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| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Gennaio 2010 21:16 ) |






