Home L'Angolo del passato L'angolo del Passato: “: VISITA PASTORALE DEL CARDINALE SPINOLA”
L'angolo del Passato: “: VISITA PASTORALE DEL CARDINALE SPINOLA” PDF Stampa E-mail
Scritto da Samuele Cecchi   
Giovedì 07 Gennaio 2010 19:53

Il successore del Cardinale Buonvisi come Vescovo di Lucca, fu il Cardinale Spinola,  discendente di una delle maggiori famiglie genovesi. Nello stesso anno in cui fu eletto Vescovo di Lucca, iniziava a fare le Visite Pastorali in tutta la Garfagnana, le sue visite furono molto  minuziose sia per le chiese come per ogni piccolo Oratorio, il Cancelliere che fu al suo seguito trascrisse queste con ogni piccolo particolare e dettaglio, che poi riportò in tre grossi volumi di più migliaia di pagine,  che oggi possiamo vedere e consultare nell'Archivio Arcivescovile di Lucca.

    Attraverso questi scritti, oggi possiamo conoscere lo stato in cui si trovavano le nostre chiese in quel tempo. Scrive il Cancelliere del Vescovo.

“La sera del 22 luglio 1679, si partì da Pieve Fosciana verso Castiglione, arrivati al confine eravamo attesi dal Commissario di Castiglione e fummo ricevuti con onore e dimostrazioni di stima,  mentre dalla Fortezza furono sparati dai soldati molti colpi di moschetto a salve”. Il mattino seguente, iniziava la sua visita alla chiesa di San Pietro, i suoi altari furono trovati belli e decentemente provvisti, ma furono riscontrati gravi problemi alla struttura della chiesa per l'umido nel muro nord, causato dalla “cisterna della Fortezza”. (In quel tempo l'androne fra la chiesa e  il terreno verso la Rocca ancora non esisteva). I danni maggiori erano per il fonte battesimale che si trovava inserito in quel muro, sulla sinistra entrando nella chiesa e per questo motivo venne dato l'ordine di trasportarlo dalla parte opposta.

     Sopra il primo altare a sinistra, quello di San Rocco, in alto vicino al soffitto,  si trovava una finestra con la graticola di ferro, da dove il Castellano e i soldati della Fortezza vi ascoltavano la messa. Come era già stato ordinato e non fatto, il Vescovo ordina che entro tre mesi vi sia fatta una gelosia (persiana), affinchè coloro che stavano sotto ad ascoltare la messa non potessero vedere quelli sopra. Ma riscontriamo che nel 1681 nessun lavoro era ancora stato fatto.

    Giungiamo al 1687, e fu il Comune ad intervenire presso il Castellano, affinché si ponesse rimedio all'umido che proveniva dal pozzo e dalla gronda del tetto, specialmente da quella dalla copertura fatta per proteggere chi assisteva alla messa dalla graticola, in quanto l’acqua sgrondava dal tetto verso il muro della Chiesa e l’Altare si ritrovava tutto rovinato.

     Il Cardinale Spinola visitò poi l'Oratorio della Compagnia del SS. Sacramento e Croce, che aveva un solo altare e fu ritrovato in buone condizioni. L’altare era in gesso con colonne e frontespizio, ad esso provvedeva la Compagnia, che  vestiva una cappa turchina. Priore era l'Illustrissimo Bernardino de Nobili e Camerlengo il Sergente Angelo Giorgi. L'Oratorio era tenuto decentemente, aveva il soffitto in legno e il pavimento in battuto.

 Poi la visita si spostò all'Oratorio di San Antonio Abate in Piazza. Questo veniva tenuto a beneficio dalla famiglia Pierotti, il rettore era il Chierico Pierotto Pierotti, il quale aveva l'obbligo di far dire una messa quotidiana, celebrata da Don Marchiò Guaspari. L'Oratorio aveva una entrata annua di 66 ½  stara di grano, 55 di castagne, più 18 scudi in danaro. Esso aveva un solo altare, il soffitto a tetto, il pavimento lastricato a mattoni.

Poi il Vescovo visitò l'Oratorio della Corba; anche questo aveva un solo altare ma “ben provveduto d'ornamenti”; era in legno dorato con colonne e frontespizio, con sopra un quadro che rappresentava l'immagine della SS. Vergine con il Bambino, San Rocco e San Sebastiano. Vi era l'obbligo di una messa la settimana che veniva celebrata dal Padre Paulo Giovannoli. Era unito alla Compagnia del SS. Sacramento la quale vi faceva celebrare molte messe per devozione. L'Oratorio era assai “capace” con soffitto a volta e il pavimento in mattoni. Sopra la porta centrale aveva una finestra a occhio con vetri, due finestre con graticole di ferro nella facciata ai lati e 8 finestre nelle facce laterali con vetri. Aveva pure una porta laterale, un portico in legno che veniva utilizzato dal coro. Dietro l'altare si trovava una Sagrestia con due banchi ove si ponevano le suppellettili e fu ritrovato il tutto in buone condizioni. La popolazione aveva gran devozione per la Vergine della Corba e lo testimoniavano i molti Voti per grazie ricevute appesi alle sue pareti.          

     Infine mentre Sua Eminenza stava per partire da Castiglione e proseguire la sua visita per le altre chiese della Garfagnana, le fu detto che fuori del Castello di Castiglione esisteva un “Spedale” al quale non era sta fatta la visita, ma il Vescovo non avendo più il tempo per fare questa visita, fece chiamare “davanti di se” il Reverendo Pierotto Pierotti Deputato della Rettoria dell'Ospedale della Misericordia di Lucca che aveva anche il compito di curare le entrate dello  “Spedale” di Castiglione.

Sua Eminenza, chiese al Pierotti a quanto ammontavano le entrate di ogni anno; questi gli rispose che egli nstesso dava ogni anno, come da obbligo di contratto, 59 scudi e sempre lui ritirava tutte le entrate spettanti al medesimo Spedale”. Interrogato ancora sul suo operato, rispose: “Nello Spedale vi sono due camere e due letti, nelle quali alloggiano i pellegrini; sono poveri che vi capitano, et vi si tiene una donna Ospedaliera che ne ha la cura. Anche i fanciulli trovatelli vengono lasciati alla porta dello Spedale et io mi  premuro di mandarli allo Spedale della Misericordia di Lucca, per farli nutrire e allevare”.

Sua Eminenza ordinò al Pierotti che stasse “vertito” (attento), affinchè uomini e donne che capitavano continuamente per alloggiarvi, non dormissero insieme,  a meno che non ci fosse la certezza che si tratti di coniugi”; lasciando lo stesso Pierotti responsabile per la sua coscienza. Infine lo incaricò con severità, “che ogni Esposto o Fanciullo, non fosse portato a Lucca senza essere prima battezzato”.